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I capolavori del Museo
Il Lampadario Etrusco di Cortona, capolavoro in bronzo del V secolo a.C., fu rinvenuto nel 1840 in località Fratta e acquisito dall’Accademia Etrusca dopo una lunga trattativa. Riccamente decorato con motivi mitologici, era probabilmente usato in contesti sacri. È uno dei pezzi più noti e significativi del MAEC, straordinario esempio della bronzistica etrusca per tecnica e valore simbolico.
I capolavori del Museo
I capolavori del Museo
Il Lampadario Etrusco di Cortona, capolavoro in bronzo del V secolo a.C., fu rinvenuto nel 1840 in località Fratta e acquisito dall’Accademia Etrusca dopo una lunga trattativa. Riccamente decorato con motivi mitologici, era probabilmente usato in contesti sacri. È uno dei pezzi più noti e significativi del MAEC, straordinario esempio della bronzistica etrusca per tecnica e valore simbolico.
I capolavori del Museo
Il Lampadario Etrusco di Cortona, capolavoro in bronzo del V secolo a.C., fu rinvenuto nel 1840 in località Fratta e acquisito dall’Accademia Etrusca dopo una lunga trattativa. Riccamente decorato con motivi mitologici, era probabilmente usato in contesti sacri. È uno dei pezzi più noti e significativi del MAEC, straordinario esempio della bronzistica etrusca per tecnica e valore simbolico.
Il tempio etrusco
Il Lampadario era in origine collocato in un tempio etrusco, un edificio sacro dedicato agli dèi, caratterizzato da una pianta rettangolare e da un’alta piattaforma d’accesso. Diversamente dai templi greci, aveva una sola facciata con colonne e spesso tre celle interne. Realizzato in materiali deperibili come legno e terracotta, oggi ne rimangono solo le basi in pietra. Vicino al Lampadario venne ritrovata anche una targhetta.
Il tempio etrusco
Il Lampadario era in origine collocato in un tempio etrusco, un edificio sacro dedicato agli dèi, caratterizzato da una pianta rettangolare e da un’alta piattaforma d’accesso. Diversamente dai templi greci, aveva una sola facciata con colonne e spesso tre celle interne. Realizzato in materiali deperibili come legno e terracotta, oggi ne rimangono solo le basi in pietra. Vicino al Lampadario venne ritrovata anche una targhetta.
La simbologia del Lampadario
L’iconografia generale del lampadario, i continui richiami alla concezione del Kòmos greco, alle dottrine pitagoriche mediate dalla dottrina pitagorica, consente di considerare questo reperto come un “raccordo” tra la disciplina etrusca e la cosmologia greca, una illustrazione per spiegare l’Universo conosciuto, inteso come l’insieme della sfera celeste, terrestere e infea.
La simbologia del Lampadario
L’iconografia generale del lampadario, i continui richiami alla concezione del Kòmos greco, alle dottrine pitagoriche mediate dalla dottrina pitagorica, consente di considerare questo reperto come un “raccordo” tra la disciplina etrusca e la cosmologia greca, una illustrazione per spiegare l’Universo conosciuto, inteso come l’insieme della sfera celeste, terrestere e infea.
Acheloo
A partire dal bordo più esterno della vasca e procedendo verso l’interno si incontrano 16 protomi di Acheloo alternate a 16 beccucci decorati da palmizio. Acheloo, nella cultura etrusca, simboleggiava la potenza delle acque, la fertilità ed era associato al passaggio tra la vita e la morte.
Acheloo
A partire dal bordo più esterno della vasca e procedendo verso l’interno si incontrano 16 protomi di Acheloo alternate a 16 beccucci decorati da palmizio. Acheloo, nella cultura etrusca, simboleggiava la potenza delle acque, la fertilità ed era associato al passaggio tra la vita e la morte.
Le Sirene
Sotto ciascuno dei sedici beccucci compaiono 8 sirene ad ali spiegate con le mani poggiate al petto, alternate ciascuna ad 8 satiri itifallici. Normalmente sono cariche di ambiguità per il loro canto che porta gioia, predizione del futuro e morte, ma anche custodi della memoria del defunto e di traghettatori verso l’aldilà. Il loro canto, secondo la dottrina pitagorica, composto dalle 8 notte emesse da ciascuna sirena, compone l’armonia delle sfere celesti che sono composte da 8 cieli.
Le Sirene
Sotto ciascuno dei sedici beccucci compaiono 8 sirene ad ali spiegate con le mani poggiate al petto, alternate ciascuna ad 8 satiri itifallici. Normalmente sono cariche di ambiguità per il loro canto che porta gioia, predizione del futuro e morte, ma anche custodi della memoria del defunto e di traghettatori verso l’aldilà. Il loro canto, secondo la dottrina pitagorica, composto dalle 8 notte emesse da ciascuna sirena, compone l’armonia delle sfere celesti che sono composte da 8 cieli.
I satiri
Otto satiri itifallici, che suonano alternativamente il doppio aulòs e la syrinx a gambe ripiegate paiono partecipare ad una processione sono alternati ad 8 sirene. Come le sirene, il loro aspetto ibrido, simboleggia il collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti e, in particolare, la caratteristica del fallo in erezione rimanda al concetto di rinascita. Appartengono alla dimensione celeste in quanto sono rappresentati nella costellazione che sostituisce il Sagittario.
I satiri
Otto satiri itifallici, che suonano alternativamente il doppio aulòs e la syrinx a gambe ripiegate paiono partecipare ad una processione sono alternati ad 8 sirene. Come le sirene, il loro aspetto ibrido, simboleggia il collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti e, in particolare, la caratteristica del fallo in erezione rimanda al concetto di rinascita. Appartengono alla dimensione celeste in quanto sono rappresentati nella costellazione che sostituisce il Sagittario.
I delfini
Sul lampadario compaiono 8 delfini guizzanti sopra un’onda marina. Nella cultura etrusca, il delfino era un simbolo ricco di significati, spesso legato al mare, alla morte e alla rinascita. Ricorrente nell’arte funeraria, rappresentava una guida per l’anima verso l’aldilà, assumendo un ruolo psicopompo. Essendo abitante del mare, evocava anche la purificazione e la rinascita, in linea con il valore simbolico dell’acqua per gli Etruschi. Le onde del mare che simboleggiano i confini del mondo terrestre.
I delfini
Sul lampadario compaiono 8 delfini guizzanti sopra un’onda marina. Nella cultura etrusca, il delfino era un simbolo ricco di significati, spesso legato al mare, alla morte e alla rinascita. Ricorrente nell’arte funeraria, rappresentava una guida per l’anima verso l’aldilà, assumendo un ruolo psicopompo. Essendo abitante del mare, evocava anche la purificazione e la rinascita, in linea con il valore simbolico dell’acqua per gli Etruschi. Le onde del mare che simboleggiano i confini del mondo terrestre.
Scene di caccia
Sul lampadario compaiono 12 animali ripartiti in gruppi di 4 scene di caccia così composte: cinghiale assalito da pantera e leone; cavallo azzannato da un grifo e leone; toro attaccato da un grifo e da una pantera; cervo attaccato da una pantera e da un leone. Le cacce con erbivori che soccombono a carnivori sono ritenute allusioni alla ineluttabilità della morte. In chiave astronomica i quattro gruppi costituiti da 3 animali, farebbero pensare alle quattro stagioni, ciascuna costituita da 3 mesi; il numero completo degli animali, 12, al numero dei mesi dell’anno.
Scene di caccia
Sul lampadario compaiono 12 animali ripartiti in gruppi di 4 scene di caccia così composte: cinghiale assalito da pantera e leone; cavallo azzannato da un grifo e leone; toro attaccato da un grifo e da una pantera; cervo attaccato da una pantera e da un leone. Le cacce con erbivori che soccombono a carnivori sono ritenute allusioni alla ineluttabilità della morte. In chiave astronomica i quattro gruppi costituiti da 3 animali, farebbero pensare alle quattro stagioni, ciascuna costituita da 3 mesi; il numero completo degli animali, 12, al numero dei mesi dell’anno.
Medusa
Medusa è una delle tre Gorgoni della mitologia greca, l’unica mortale tra le sorelle Steno ed Euriale, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Originariamente raffigurate come mostri con ali d’oro, mani di bronzo e serpenti per capelli, le Gorgoni venivano in seguito rappresentate come belle fanciulle. Medusa abitava, secondo le fonti, nell’estremo Occidente o in Libia. Secondo vari miti, era inizialmente una donna bellissima, trasformata in mostro da Atena come punizione per aver giaciuto con Poseidone nel suo tempio. Perseo la uccise e dal suo sangue nacquero Crisaore e Pegaso, mentre dalle gocce di sangue nacque il corallo. Omero menziona una sola Gorgone, la cui testa era sull’egida di Atena.
Medusa
Medusa è una delle tre Gorgoni della mitologia greca, l’unica mortale tra le sorelle Steno ed Euriale, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Originariamente raffigurate come mostri con ali d’oro, mani di bronzo e serpenti per capelli, le Gorgoni venivano in seguito rappresentate come belle fanciulle. Medusa abitava, secondo le fonti, nell’estremo Occidente o in Libia. Secondo vari miti, era inizialmente una donna bellissima, trasformata in mostro da Atena come punizione per aver giaciuto con Poseidone nel suo tempio. Perseo la uccise e dal suo sangue nacquero Crisaore e Pegaso, mentre dalle gocce di sangue nacque il corallo. Omero menziona una sola Gorgone, la cui testa era sull’egida di Atena.
Realizzazione del Lampadario
Si realizza un’anima in argilla a forma di lampadario, rivestita di cera decorata. Questa viene coperta da un secondo strato d’argilla e cotta: la cera si scioglie lasciando l’impronta. Nel vuoto si cola il bronzo fuso. Dopo il raffreddamento, si rompe l’involucro d’argilla e si rifinisce l’oggetto con lima, cesello e decorazioni finali come serpentelli e incisioni.
Realizzazione del Lampadario
Si realizza un’anima in argilla a forma di lampadario, rivestita di cera decorata. Questa viene coperta da un secondo strato d’argilla e cotta: la cera si scioglie lasciando l’impronta. Nel vuoto si cola il bronzo fuso. Dopo il raffreddamento, si rompe l’involucro d’argilla e si rifinisce l’oggetto con lima, cesello e decorazioni finali come serpentelli e incisioni.
Scopri di più
Di fianco alla sala riservata a Cortona prima dell’Accademia è l’accesso alla Sala del lampadario, piccolo ambiente nel quale trova collocazione uno dei pezzi più noti e significativi della raccolta accademica, un vero e proprio “simbolo” dell’azione culturale svolta nel tempo dalla istituzione cortonese. Il monumento, uno degli esempi più ragguardevoli della bronzistica etrusca, fu rinvenuto nel 1840 nei dintorni di Cortona in località Fratta, ed acquistato dall’Accademia Etrusca alcuni anni dopo, al termine di una lunga e complessa trattativa.
Nella decorazione è presente un’iconografia molto complessa: la fascia esterna corrispondente al lato inferiore dei beccucci è ornata con figure alternate di sileni e di arpie o sirene; i primi suonano la siringa o il doppio flauto, mentre le seconde hanno le braccia piegate sul petto; vi è quindi una fascia con onde stilizzate, sulle quali guizzano delfini, posti regolarmente sotto i piedi dei sileni; nella fascia più interna vi è una serie di cacce di animali, con quattro gruppi di due fiere che assaltano un animale più debole; al centro infine, circondato da una corona di serpentelli, è il gorgoneion con la bocca spalancata e la lingua pendente. Alternate ai beccucci, in cui ardeva la fiamma, sono sedici protomi di Acheloo.
La parte esterna dei beccucci, così come il fusto centrale, presenta motivi fitomorfi ricorrenti. Il lampadario era destinato ad un edificio sacro, che evidentemente doveva rivestire una notevole importanza: allo stato attuale non si può precisare dove il santuario sorgesse, ma è verosimile pensare ad una località di grande frequentazione o lungo una importante via di comunicazione, probabilmente posta nella Valdichiana, ai piedi di Cortona; le circostanze del rinvenimento non permettono di essere più precisi, anche se non sembra da rifiutare un collegamento con qualcuno degli edifici sacri recentemente individuati nei pressi di Camucia. Lo stile e la complessità delle decorazioni e i confronti che è possibile istituire con esse fanno supporre che l’oggetto sia uscito da un’officina dell’Etruria interna centro-settentrionale, particolarmente attrezzata nella realizzazione di opere di alto livello, intorno alla seconda metà del IV sec. a.C., un periodo nel quale la zona godeva di un particolare benessere dovuto allo sviluppo delle attività agricole e al commercio con i centri al di là della catena appenninica e con quelli posti lungo la fondamentale direttrice che si svolgeva lungo il Clanis e da qui verso il Paglia e il Tevere, verso Clusium, Orvieto e Roma.
Diversa è la datazione che si può proporre per la targhetta con iscrizione collocata a fianco, rinvenuta assieme al lampadario e attaccata ad esso con chiodi che ancora sono visibili su due beccucci; per il tipo di grafia non si può andare oltre il II sec. a.C.; si deve quindi pensare ad una nuova dedicazione dell’oggetto; il testo infatti spiega il carattere votivo dell’offerta (tinscvil) fatta dalla famiglia muśni.
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P.R. DEL FRANCIA, P. BRUSCHETTI, P. ZAMARCHI GRASSI, Nuove letture del Lampadario etrusco. Presentazione di F. Nicosia e U. Procacci, Cortona, Editrice Grafica l’Etruria, 1988.
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P.BRUSCHETTI, Il lampadario di Cortona, Calosci, 1979.
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Alburz, R. and Tol, G. (2024) A Re-Evaluation of the Iconography of the Etruscan Bronze Lamp of Cortona. Etruscan and Italic Studies, Vol. 27 (Issue 1-2), pp. 18-57. https://doi.org/10.1515/etst-2023-0019
Il tempio etrusco
Il Lampadario era in origine collocato in un tempio etrusco, un edificio sacro dedicato agli dèi, caratterizzato da una pianta rettangolare e da un’alta piattaforma d’accesso. Diversamente dai templi greci, aveva una sola facciata con colonne e spesso tre celle interne. Realizzato in materiali deperibili come legno e terracotta, oggi ne rimangono solo le basi in pietra. Vicino al Lampadario venne ritrovata anche una targhetta.
Il tempio etrusco
Il Lampadario era in origine collocato in un tempio etrusco, un edificio sacro dedicato agli dèi, caratterizzato da una pianta rettangolare e da un’alta piattaforma d’accesso. Diversamente dai templi greci, aveva una sola facciata con colonne e spesso tre celle interne. Realizzato in materiali deperibili come legno e terracotta, oggi ne rimangono solo le basi in pietra. Vicino al Lampadario venne ritrovata anche una targhetta.
La simbologia del Lampadario
L’iconografia generale del lampadario, i continui richiami alla concezione del Kòmos greco, alle dottrine pitagoriche mediate dalla dottrina pitagorica, consente di considerare questo reperto come un “raccordo” tra la disciplina etrusca e la cosmologia greca, una illustrazione per spiegare l’Universo conosciuto, inteso come l’insieme della sfera celeste, terrestere e infea.
La simbologia del Lampadario
L’iconografia generale del lampadario, i continui richiami alla concezione del Kòmos greco, alle dottrine pitagoriche mediate dalla dottrina pitagorica, consente di considerare questo reperto come un “raccordo” tra la disciplina etrusca e la cosmologia greca, una illustrazione per spiegare l’Universo conosciuto, inteso come l’insieme della sfera celeste, terrestere e infea.
Acheloo
A partire dal bordo più esterno della vasca e procedendo verso l’interno si incontrano 16 protomi di Acheloo alternate a 16 beccucci decorati da palmizio. Acheloo, nella cultura etrusca, simboleggiava la potenza delle acque, la fertilità ed era associato al passaggio tra la vita e la morte.
Acheloo
A partire dal bordo più esterno della vasca e procedendo verso l’interno si incontrano 16 protomi di Acheloo alternate a 16 beccucci decorati da palmizio. Acheloo, nella cultura etrusca, simboleggiava la potenza delle acque, la fertilità ed era associato al passaggio tra la vita e la morte.
Le Sirene
Sotto ciascuno dei sedici beccucci compaiono 8 sirene ad ali spiegate con le mani poggiate al petto, alternate ciascuna ad 8 satiri itifallici. Normalmente sono cariche di ambiguità per il loro canto che porta gioia, predizione del futuro e morte, ma anche custodi della memoria del defunto e di traghettatori verso l’aldilà. Il loro canto, secondo la dottrina pitagorica, composto dalle 8 notte emesse da ciascuna sirena, compone l’armonia delle sfere celesti che sono composte da 8 cieli.
Le Sirene
Sotto ciascuno dei sedici beccucci compaiono 8 sirene ad ali spiegate con le mani poggiate al petto, alternate ciascuna ad 8 satiri itifallici. Normalmente sono cariche di ambiguità per il loro canto che porta gioia, predizione del futuro e morte, ma anche custodi della memoria del defunto e di traghettatori verso l’aldilà. Il loro canto, secondo la dottrina pitagorica, composto dalle 8 notte emesse da ciascuna sirena, compone l’armonia delle sfere celesti che sono composte da 8 cieli.
I satiri
Otto satiri itifallici, che suonano alternativamente il doppio aulòs e la syrinx a gambe ripiegate paiono partecipare ad una processione sono alternati ad 8 sirene. Come le sirene, il loro aspetto ibrido, simboleggia il collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti e, in particolare, la caratteristica del fallo in erezione rimanda al concetto di rinascita. Appartengono alla dimensione celeste in quanto sono rappresentati nella costellazione che sostituisce il Sagittario.
I satiri
Otto satiri itifallici, che suonano alternativamente il doppio aulòs e la syrinx a gambe ripiegate paiono partecipare ad una processione sono alternati ad 8 sirene. Come le sirene, il loro aspetto ibrido, simboleggia il collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti e, in particolare, la caratteristica del fallo in erezione rimanda al concetto di rinascita. Appartengono alla dimensione celeste in quanto sono rappresentati nella costellazione che sostituisce il Sagittario.
I delfini
Sul lampadario compaiono 8 delfini guizzanti sopra un’onda marina. Nella cultura etrusca, il delfino era un simbolo ricco di significati, spesso legato al mare, alla morte e alla rinascita. Ricorrente nell’arte funeraria, rappresentava una guida per l’anima verso l’aldilà, assumendo un ruolo psicopompo. Essendo abitante del mare, evocava anche la purificazione e la rinascita, in linea con il valore simbolico dell’acqua per gli Etruschi. Le onde del mare che simboleggiano i confini del mondo terrestre.
I delfini
Sul lampadario compaiono 8 delfini guizzanti sopra un’onda marina. Nella cultura etrusca, il delfino era un simbolo ricco di significati, spesso legato al mare, alla morte e alla rinascita. Ricorrente nell’arte funeraria, rappresentava una guida per l’anima verso l’aldilà, assumendo un ruolo psicopompo. Essendo abitante del mare, evocava anche la purificazione e la rinascita, in linea con il valore simbolico dell’acqua per gli Etruschi. Le onde del mare che simboleggiano i confini del mondo terrestre.
Scene di caccia
Sul lampadario compaiono 12 animali ripartiti in gruppi di 4 scene di caccia così composte: cinghiale assalito da pantera e leone; cavallo azzannato da un grifo e leone; toro attaccato da un grifo e da una pantera; cervo attaccato da una pantera e da un leone. Le cacce con erbivori che soccombono a carnivori sono ritenute allusioni alla ineluttabilità della morte. In chiave astronomica i quattro gruppi costituiti da 3 animali, farebbero pensare alle quattro stagioni, ciascuna costituita da 3 mesi; il numero completo degli animali, 12, al numero dei mesi dell’anno.
Scene di caccia
Sul lampadario compaiono 12 animali ripartiti in gruppi di 4 scene di caccia così composte: cinghiale assalito da pantera e leone; cavallo azzannato da un grifo e leone; toro attaccato da un grifo e da una pantera; cervo attaccato da una pantera e da un leone. Le cacce con erbivori che soccombono a carnivori sono ritenute allusioni alla ineluttabilità della morte. In chiave astronomica i quattro gruppi costituiti da 3 animali, farebbero pensare alle quattro stagioni, ciascuna costituita da 3 mesi; il numero completo degli animali, 12, al numero dei mesi dell’anno.
Medusa
Medusa è una delle tre Gorgoni della mitologia greca, l’unica mortale tra le sorelle Steno ed Euriale, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Originariamente raffigurate come mostri con ali d’oro, mani di bronzo e serpenti per capelli, le Gorgoni venivano in seguito rappresentate come belle fanciulle. Medusa abitava, secondo le fonti, nell’estremo Occidente o in Libia. Secondo vari miti, era inizialmente una donna bellissima, trasformata in mostro da Atena come punizione per aver giaciuto con Poseidone nel suo tempio. Perseo la uccise e dal suo sangue nacquero Crisaore e Pegaso, mentre dalle gocce di sangue nacque il corallo. Omero menziona una sola Gorgone, la cui testa era sull’egida di Atena.
Medusa
Medusa è una delle tre Gorgoni della mitologia greca, l’unica mortale tra le sorelle Steno ed Euriale, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Originariamente raffigurate come mostri con ali d’oro, mani di bronzo e serpenti per capelli, le Gorgoni venivano in seguito rappresentate come belle fanciulle. Medusa abitava, secondo le fonti, nell’estremo Occidente o in Libia. Secondo vari miti, era inizialmente una donna bellissima, trasformata in mostro da Atena come punizione per aver giaciuto con Poseidone nel suo tempio. Perseo la uccise e dal suo sangue nacquero Crisaore e Pegaso, mentre dalle gocce di sangue nacque il corallo. Omero menziona una sola Gorgone, la cui testa era sull’egida di Atena.
Realizzazione del Lampadario
Si realizza un’anima in argilla a forma di lampadario, rivestita di cera decorata. Questa viene coperta da un secondo strato d’argilla e cotta: la cera si scioglie lasciando l’impronta. Nel vuoto si cola il bronzo fuso. Dopo il raffreddamento, si rompe l’involucro d’argilla e si rifinisce l’oggetto con lima, cesello e decorazioni finali come serpentelli e incisioni.
Realizzazione del Lampadario
Si realizza un’anima in argilla a forma di lampadario, rivestita di cera decorata. Questa viene coperta da un secondo strato d’argilla e cotta: la cera si scioglie lasciando l’impronta. Nel vuoto si cola il bronzo fuso. Dopo il raffreddamento, si rompe l’involucro d’argilla e si rifinisce l’oggetto con lima, cesello e decorazioni finali come serpentelli e incisioni.
Scopri di più
Di fianco alla sala riservata a Cortona prima dell’Accademia è l’accesso alla Sala del lampadario, piccolo ambiente nel quale trova collocazione uno dei pezzi più noti e significativi della raccolta accademica, un vero e proprio “simbolo” dell’azione culturale svolta nel tempo dalla istituzione cortonese. Il monumento, uno degli esempi più ragguardevoli della bronzistica etrusca, fu rinvenuto nel 1840 nei dintorni di Cortona in località Fratta, ed acquistato dall’Accademia Etrusca alcuni anni dopo, al termine di una lunga e complessa trattativa.
Nella decorazione è presente un’iconografia molto complessa: la fascia esterna corrispondente al lato inferiore dei beccucci è ornata con figure alternate di sileni e di arpie o sirene; i primi suonano la siringa o il doppio flauto, mentre le seconde hanno le braccia piegate sul petto; vi è quindi una fascia con onde stilizzate, sulle quali guizzano delfini, posti regolarmente sotto i piedi dei sileni; nella fascia più interna vi è una serie di cacce di animali, con quattro gruppi di due fiere che assaltano un animale più debole; al centro infine, circondato da una corona di serpentelli, è il gorgoneion con la bocca spalancata e la lingua pendente. Alternate ai beccucci, in cui ardeva la fiamma, sono sedici protomi di Acheloo.
La parte esterna dei beccucci, così come il fusto centrale, presenta motivi fitomorfi ricorrenti. Il lampadario era destinato ad un edificio sacro, che evidentemente doveva rivestire una notevole importanza: allo stato attuale non si può precisare dove il santuario sorgesse, ma è verosimile pensare ad una località di grande frequentazione o lungo una importante via di comunicazione, probabilmente posta nella Valdichiana, ai piedi di Cortona; le circostanze del rinvenimento non permettono di essere più precisi, anche se non sembra da rifiutare un collegamento con qualcuno degli edifici sacri recentemente individuati nei pressi di Camucia. Lo stile e la complessità delle decorazioni e i confronti che è possibile istituire con esse fanno supporre che l’oggetto sia uscito da un’officina dell’Etruria interna centro-settentrionale, particolarmente attrezzata nella realizzazione di opere di alto livello, intorno alla seconda metà del IV sec. a.C., un periodo nel quale la zona godeva di un particolare benessere dovuto allo sviluppo delle attività agricole e al commercio con i centri al di là della catena appenninica e con quelli posti lungo la fondamentale direttrice che si svolgeva lungo il Clanis e da qui verso il Paglia e il Tevere, verso Clusium, Orvieto e Roma.
Diversa è la datazione che si può proporre per la targhetta con iscrizione collocata a fianco, rinvenuta assieme al lampadario e attaccata ad esso con chiodi che ancora sono visibili su due beccucci; per il tipo di grafia non si può andare oltre il II sec. a.C.; si deve quindi pensare ad una nuova dedicazione dell’oggetto; il testo infatti spiega il carattere votivo dell’offerta (tinscvil) fatta dalla famiglia muśni.
3D, video e materiali multimediali
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P.R. DEL FRANCIA, P. BRUSCHETTI, P. ZAMARCHI GRASSI, Nuove letture del Lampadario etrusco. Presentazione di F. Nicosia e U. Procacci, Cortona, Editrice Grafica l’Etruria, 1988.
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P.BRUSCHETTI, Il lampadario di Cortona, Calosci, 1979.
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Alburz, R. and Tol, G. (2024) A Re-Evaluation of the Iconography of the Etruscan Bronze Lamp of Cortona. Etruscan and Italic Studies, Vol. 27 (Issue 1-2), pp. 18-57. https://doi.org/10.1515/etst-2023-0019










