Modernità come dialogo
Una grande mostra internazionale a sessant’anni dalla scomparsa dell’artista che racconta il ruolo di Gino Severini come mediatore tra culture, linguaggi e visioni del Novecento.
Dal 5 luglio al 1° novembre 2026 il MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona dedica una grande mostra internazionale a Gino Severini, tra i principali protagonisti dell’arte del Novecento, in occasione del sessantesimo anniversario della sua scomparsa.
Nato a Cortona nel 1883, Severini fu una figura centrale delle avanguardie artistiche europee e uno dei protagonisti del Futurismo. La mostra “Gino Severini. Modernità come dialogo” propone una rilettura originale della sua vicenda artistica e umana, mettendo al centro il ruolo che egli svolse come mediatore tra mondi differenti: tra Italia e Francia, tra tradizione e innovazione, tra avanguardia e classicità, tra arte moderna e spiritualità.
Curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere tra dipinti, disegni, documenti e materiali d’archivio provenienti da importanti musei italiani e internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, l’Estorick Collection di Londra, il Musée d’Art et d’Industrie di Saint-Étienne, il Museo del Novecento di Milano, la Pinacoteca Vaticana, il MART di Rovereto e numerose collezioni private.
Tra i capolavori esposti spicca il monumentale dipinto La danse du Pan Pan à Monico, proveniente dal Centre Pompidou. L’opera, simbolo della stagione futurista dell’artista, torna eccezionalmente in Italia dopo oltre trentacinque anni, offrendo al pubblico l’opportunità unica di ammirare uno dei lavori più celebri di Severini.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso cinque sezioni che ripercorrono le principali tappe della sua ricerca artistica. Dalle esperienze giovanili legate al Divisionismo e ai primi anni parigini, passando per il Futurismo e il dialogo con il Cubismo, fino al ritorno al classicismo e alla riflessione sul rapporto tra arte e architettura, la mostra restituisce la complessità di un artista capace di confrontarsi continuamente con le sfide del proprio tempo.
Particolare attenzione è dedicata ai rapporti che Severini intrattenne con alcuni dei maggiori protagonisti della cultura europea del Novecento, tra cui Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Ardengo Soffici e Pablo Picasso. Attraverso opere, documenti e confronti diretti, emerge il ruolo decisivo svolto dall’artista cortonese nel favorire il dialogo tra le diverse avanguardie artistiche internazionali.
Un ulteriore approfondimento è dedicato alla produzione religiosa e monumentale degli anni maturi, frutto di nuove ricerche scientifiche. Per la prima volta viene ricostruito in maniera organica il lungo impegno di Severini nelle decorazioni murali realizzate per numerose chiese della Svizzera francofona tra gli anni Venti e Quaranta, testimonianza del suo tentativo di conciliare linguaggi moderni e tradizione cristiana.
La mostra si conclude idealmente con il ritorno di Severini a Cortona e con il legame mai interrotto con la città natale. Un rapporto che trova espressione nelle sale permanenti del museo dedicate all’artista, negli itinerari severiniani e nella celebre Via Crucis conservata nel centro storico, invitando il visitatore a proseguire l’esperienza oltre gli spazi espositivi.
“Gino Severini. Modernità come dialogo” rappresenta dunque non solo un omaggio a uno dei più grandi artisti del Novecento, ma anche un’occasione per riscoprire il profondo legame tra Cortona e una figura che ha contribuito a ridefinire il linguaggio dell’arte moderna su scala internazionale.








