Nel 2021, al termine di un accurato intervento di restauro e riallestimento, il MAEC ha inaugurato tre nuove sale interamente dedicate a Gino Severini (1883–1966), restituendo alla città uno spazio permanente consacrato al suo più celebre interprete del Novecento.
Il progetto scientifico, curato da Daniela Fonti in collaborazione con Romana Severini Brunori, ha consentito di rileggere e ricontestualizzare il corpus di opere provenienti dalle donazioni effettuate nel tempo dall’artista stesso e dalla sua famiglia — Gina Severini Franchina, Jeanne Fort e, più recentemente, Romana Severini Brunori — cui si sono aggiunti ulteriori lasciti di amici e estimatori.
L’allestimento, progettato da Andrea Mandara con grafica di Francesca Pavese, costruisce un percorso unitario attraverso oltre sei decenni di attività, intrecciando dipinti, mosaici, materiali documentari, fotografie e testimonianze d’archivio.
Pur nella inevitabile assenza di molte opere futuriste e cubiste oggi conservate nei maggiori musei internazionali, le Sale Severini offrono una visione organica della sua evoluzione artistica: dal dialogo con le avanguardie europee alla stagione dell’arte sacra, fino alle sperimentazioni tecniche che lo hanno reso una figura centrale del panorama europeo del XX secolo.
Tra i cinque firmatari del Manifesto dei pittori futuristi — insieme a Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo — Severini è l’unico a essere rappresentato da sale monografiche permanenti in un importante museo italiano. Un riconoscimento che conferma il ruolo di Cortona come custode privilegiata della sua memoria.






