Dalla collaborazione tra Severini e monsignor Franciolini nacque, oltre alla Via Crucis, uno degli interventi più iconici nel paesaggio urbano di Cortona: il grande mosaico di San Marco, realizzato nel 1961 per la facciata dell’omonima chiesa.
Pensato per essere visto anche da lontano — “si deve poter vedere da Carbonaia”, scriveva l’artista — il pannello (550 × 224 cm) è concepito in stretta relazione con l’architettura della facciata. Senza cornici né elementi decorativi aggiunti, il mosaico affonda nella muratura, rispettandone la severa unità.
La figura monumentale dell’evangelista, santo protettore della città dal 1261, domina lo spazio con una forza quasi imperiale. Il linguaggio è neocubista, sintetico e vigoroso; la scala cromatica, essenziale ma intensa, alterna azzurri freddi e calde terre di Siena. Ai piedi del santo, il leone — potente e leggermente ironico — rivela ancora una volta la modernità dello sguardo di Severini.
Ultima grande opera musiva dell’artista, il San Marco unisce tradizione iconografica e sensibilità contemporanea, segnando simbolicamente l’inizio dell’itinerario spirituale che si snoda ai piedi del colle cortonese.
Con quest’opera, Severini si consegnò definitivamente alla stima dei suoi concittadini, lasciando alla città un segno monumentale del suo dialogo tra arte, fede e paesaggio.



