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La fibula in oro proviene dalla Tomba 1 del Tumulo II del Sodo, uno dei maggiori complessi funerari della Cortona etrusca, databile tra VII e VI secolo a.C. Rinvenuta nell’area dove oggi si trova l’Area Archeologica del Sodo e conservata al MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, rappresenta un esempio emblematico del dialogo tra territorio e museo: ciò che nasce nel paesaggio antico continua a raccontare la propria storia nelle sale espositive.
Databile al secondo quarto del VI secolo a.C., la fibula presenta un arco configurato come una pantera accovacciata, resa con straordinaria plasticità. La staffa rettangolare, allungata e appiattita, termina con una protome felina finemente modellata; la molla e l’ardiglione sono realizzati in semplice filo d’oro. Il bordo inferiore è rifinito da un filo zigrinato articolato in due rotelle, mentre la parte superiore è decorata a granulazione con la raffigurazione del cosiddetto Albero della vita.
La qualità tecnica rivela una manifattura di altissimo livello. La granulazione, ottenuta applicando minuscole sfere d’oro saldate alla superficie, testimonia la straordinaria abilità degli orafi etruschi, tra i più raffinati del Mediterraneo arcaico. Un oggetto del genere è indizio di una committenza aristocratica, e l’accesso dell’officina di produzione a reti commerciali e ad una società strutturata e dinamica.
Anche l’iconografia è significativa. La pantera, diffusa nel linguaggio figurativo orientalizzante e arcaico, richiama simboli di forza, protezione e prestigio, mentre l’Albero della vita, di ascendenza vicino-orientale, allude alla rigenerazione e alla continuità tra mondo terreno e ultraterreno. In un contesto funerario, questi elementi assumono un valore identitario e simbolico particolarmente intenso.
La fibula non è dunque soltanto un ornamento: è un segno di potere, appartenenza e relazioni culturali. Dal tumulo aristocratico al museo contemporaneo, questo capolavoro racconta la ricchezza, le ambizioni e l’identità della Cortona etrusca, rafforzando il legame profondo tra il patrimonio archeologico e la città di oggi.





