Lo slargo affiancato dal Museo Diocesano e dal Duomo offre uno degli scorci più straordinari di Cortona: la vista si apre verso il Trasimeno in una successione di luce, colore e distanze naturali che il pittore Piero Dorazio descrisse come una “tastiera di sensazioni”. In questo equilibrio tra architettura e paesaggio si può comprendere la formazione dello sguardo di Severini: una luce che “dipinge tutto il giorno”, tra argenti, verdi, azzurri e i magenta del tramonto.
Il Museo Diocesano custodisce capolavori fondamentali della pittura toscana — da Beato Angelico a Pietro Lorenzetti — opere che contribuirono a formare la sensibilità del giovane artista.
Nel Duomo si conserva invece uno dei suoi interventi più intensi: la Via Crucis in mosaico, realizzata negli anni Quaranta sotto la sua diretta supervisione. Le figure, scandite da contorni vigorosi e da una forte unità narrativa, raccontano una sacra rappresentazione dove la città stessa sembra riconoscersi nei profili dei tetti sullo sfondo.
Nella navata sinistra si trova anche il Sacro Cuore (1955 ca.), mosaico interamente eseguito dall’artista e donato ai suoi concittadini: un’opera che unisce tradizione iconografica e vibrante energia cromatica.
Questa tappa rivela il dialogo profondo tra Severini, la spiritualità e la luce di Cortona.



