Tumulo II del Sodo
Il tumulo II del Sodo è uno dei “meloni” (così localmente denominati) che sorgono alla base della collina di Cortona. Si tratta di un rilievo artificiale, di circa 60 metri di diametro, costituito da terra e pietrame, che ricopre due tombe costruite con blocchi di pietra arenaria locale (o pietra “serena”), poste nel settore occidentale di esso (la tomba 1, più antica e la tomba 2, più recente); sul lato orientale, verso la collina di Cortona è la gradinata e la terrazza arricchite dalle decorazioni scultoree già descritte.
Per gli Etruschi, quella artistica e culturale era parte integrante del vivere, una forma di linguaggio che univa bellezza, religione e potere. Le sculture che decoravano i loro monumenti riflettevano un gusto raffinato e internazionale, dove il “bello che viene da Oriente” si fondeva con la tradizione locale. Leoni, palmette, figure umane e motivi geometrici rivelano un’estetica attenta ai simboli e all’equilibrio delle forme, in dialogo costante con la Grecia e l’Asia Minore.
In questo contesto si inserisce la Tomba 1 del Tumulo II del Sodo (580 a.C.), realizzata secondo un modello monumentale articolato in sette camere con coperture a pseudovolta oggi in parte crollate (uno schema architettonico in cui i blocchi di pietra sono disposti secondo filari orizzontali progressivamente sporgenti rispetto a quelli inferiori, così da imitare un disegno a volta; l’ultimo filare, al culmine, chiudeva la copertura). Si accedeva attraverso un corridoio (dromos) e da un ingresso con stipiti e architrave in pietra serena. Alla base il tumulo era delimitato da un tamburo in pietra, con funzione sia strutturale che ornamentale.
Il primo progetto architettonico del monumento è inquadrabile a partire dal 580 a.C. e prevedeva la costruzione della tomba 1, che come si è visto aveva sette celle in cui venivano deposti i defunti secondo il rito dell’inumazione. Nella stessa fase venne costruito l’altare sulla parte orientale, integrato nella crepidine o tamburo.
Scavata all’inizio del Novecento, anche se già ampiamente depredata nel corso dei secoli, la tomba ha restituito scarsi resti del corredo, con vasi attici a figure nere, avori e oreficerie, testimonianza di una élite colta e cosmopolita. Nel corso di lavori di ripulitura condotti dalla Soprintendenza nel 1992, è tornata alla luce nella zona del dromos di accesso la fibula in oro con raffinata decorazione, già descritta in precedenza.
I reperti sono oggi esposti al piano -2 nella Sala 4 del MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.









