Audiodescrizione
L’atelier parigino
Descrizione
La Danza del Pan Pan al Monico è un’opera che si percepisce ancora prima di essere descritta: rumore, colore, movimento frenetico. Stare davanti a questa tela è come trovarsi in mezzo a una festa che non riesci a vedere del tutto, ma che ti travolge.
Sei di fronte a un’opera coloratissima e di grandi dimensioni: è larga quattro metri e alta quasi tre. Occupa un’intera parete. Per avere un’idea della larghezza, immagina un piccolo monolocale; per l’altezza, un soffitto particolarmente elevato. È un olio su tela.
Il dipinto è considerato una delle opere più importanti del Futurismo. Rappresenta la sala da ballo affollatissima del Monico, un celebre café chantant di Parigi, un locale dove si beveva, si mangiava e si assisteva a spettacoli di cabaret e danza, molto alla moda durante la Belle Époque. Qui si balla il Pan Pan, una danza vivace e frenetica allora molto popolare.
Il quadro non è una rappresentazione realistica del locale e delle persone presenti. I ballerini, i clienti e gli oggetti sui tavoli — bicchieri, piatti e bottiglie — non sono raffigurati nella loro interezza, ma come un insieme di frammenti dalle forme geometriche diverse.
Hai presente quando uno specchio si rompe in mille pezzi? Severini costruisce la scena in modo simile: figure e oggetti vengono scomposti e distribuiti sulla superficie del dipinto. Braccia, gambe, gonne, visi, scarpe e mezzi busti appartenenti a persone diverse si accostano e si sovrappongono. Tutto sembra muoversi contemporaneamente. Le forme appaiono come sfaccettature colorate che attraversano freneticamente l’intera composizione.
Era proprio questo l’obiettivo di Severini e dei futuristi: non rappresentare una serata al Monico in modo statico, ma trasmettere il frastuono, il ritmo della musica e il movimento vorticoso della danza. L’opera non mostra semplicemente il ballo: lo fa percepire.
La tavolozza è dominata da accordi di verde, arancione, rosa e bianco, con accensioni di rosso e blu distribuite sulla superficie. Al centro del quadro emergono due ballerine, o meglio, frammenti dei loro corpi. Una è vestita di rosso, l’altra di verde. Attorno a loro siedono uomini e donne in abiti da sera: le donne indossano vestiti dai colori vivaci e grandi cappelli, mentre gli uomini portano quasi tutti abiti scuri. Procedendo verso il fondo della sala, le forme diventano sempre meno riconoscibili fino a sfiorare l’astrazione.
Sulla sinistra del dipinto, vicino ai ballerini, compare il mezzobusto di un uomo dai capelli neri e dal viso allungato, tradizionalmente identificato come un autoritratto di Severini. Guillaume Apollinaire, poeta e critico d’arte francese, amico di Picasso e vicino alle avanguardie del suo tempo, definì quest’opera «la più importante dipinta da un pennello futurista».
Il dipinto che hai di fronte è una seconda versione autografa, cioè realizzata nuovamente dallo stesso Severini. L’opera originale fu esposta alla Galleria Der Sturm di Berlino, uno dei principali centri dell’avanguardia europea. Passò successivamente in due collezioni private berlinesi e scomparve probabilmente durante la guerra.
Quasi cinquant’anni dopo, tra il 1959 e il 1960, Severini decise di ricreare il dipinto di propria mano. Non si tratta quindi di una copia, ma di un secondo originale: l’artista, ormai anziano, ricostruì uno dei capolavori della sua giovinezza. L’esemplare originale è oggi conservato al Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou di Parigi.
A differenza di molti altri futuristi, Severini era poco interessato alle macchine e alla velocità meccanica. Preferiva rappresentare il movimento del corpo umano, trovando nella danza la massima espressione del dinamismo moderno. Oltre quattro quinti della sua produzione catalogata, quasi cinquecento opere su circa seicento, sono dedicate a questo tema.
Continuando il percorso in questa sala troverai la Sezione 3, intitolata Dal Cubismo al Classicismo. Alla base del prossimo pannello informativo è presente un QR code. Scansionalo per ascoltare il contenuto del pannello.



