Audiodescrizione

Severini e la Maternità

Gino Severini, Maternità, 1916. Una giovane madre seduta tiene tra le braccia il figlio neonato mentre lo allatta. Le due figure occupano il centro della composizione e sono rappresentate con forme solide e geometriche. La donna, dai capelli scuri raccolti, abbassa lo sguardo verso il bambino addormentato. I colori chiari degli abiti contrastano con lo sfondo neutro, creando un'atmosfera calma, intima e solenne.
Gino Severini, Maternità, 1916. Una giovane madre seduta tiene tra le braccia il figlio neonato mentre lo allatta. Le due figure occupano il centro della composizione e sono rappresentate con forme solide e geometriche. La donna, dai capelli scuri raccolti, abbassa lo sguardo verso il bambino addormentato. I colori chiari degli abiti contrastano con lo sfondo neutro, creando un'atmosfera calma, intima e solenne.

Descrizione

Maternità è un’opera di raccoglimento assoluto: due figure, madre e figlio, chiuse in un abbraccio silenzioso che sembra fermare il tempo. La scena possiede la solennità di una scultura antica.

Ti trovi di fronte a uno dei capolavori di Gino Severini. È un olio su tela del 1916 intitolato Maternità. Misura 92 centimetri di altezza per 65 di larghezza: circa la metà dell’altezza di una porta e poco più stretto della sua larghezza. Il dipinto raffigura Jeanne, moglie dell’artista, allora poco più che adolescente, mentre tiene tra le braccia il figlio Antonio appena nato e lo allatta. La donna è seduta su una sedia che non compare nella composizione.

Madre e figlio occupano il centro della tela. Alle loro spalle si estende uno sfondo simile a un muro spoglio, costruito attraverso una trama di brevi pennellate nei toni del grigio-verde e dell’azzurro. Le tonalità sono più chiare attorno alle figure e più scure verso i margini, creando un effetto che ne accentua la monumentalità.

Jeanne ha i capelli scuri raccolti ordinatamente dietro la nuca. Due piccoli ricci le scendono simmetricamente lungo il volto fino agli zigomi. La pelle è chiara e levigata, i lineamenti regolari. La testa è leggermente inclinata verso sinistra. Le palpebre abbassate e gli occhi semichiusi sono rivolti verso il bambino. Le labbra, morbide e ben disegnate, restano chiuse. L’espressione appare immobile e assorta, non distante ma completamente concentrata sul figlio. Ricorda le Madonne di Piero della Francesca, nelle quali lo sguardo della madre non incontra mai quello dell’osservatore.

Jeanne indossa una camicia bianca luminosa a maniche lunghe e una gonna scura. Le numerose pieghe verticali della camicia sembrano quasi scolpite. L’indumento è aperto sul davanti e lascia scoperto il seno sinistro, con cui la donna sta allattando il bambino.

Antonio è avvolto in fasce chiare che lasciano scoperti soltanto la testa e parte delle braccia. La nuca poggia nell’incavo del braccio sinistro della madre, mentre il corpo è sostenuto dalle sue ginocchia, intuibili ma non visibili nel dipinto. Una piccola mano si appoggia delicatamente sul seno materno. Gli occhi del bambino sono chiusi. Maternità rivela già nel 1916 l’interesse di Severini per la geometria e l’ordine compositivo, aspetti che caratterizzeranno il suo successivo “ritorno all’ordine”, una tendenza diffusa in Europa dopo la Prima guerra mondiale.

Di fronte alle devastazioni del conflitto, molti artisti sentirono la necessità di recuperare stabilità, misura e valori universali. Severini abbandonò progressivamente le scomposizioni del Futurismo per riscoprire la figurazione classica, guardando alle Madonne col Bambino del Quattrocento toscano e tornando alle regole della geometria, delle proporzioni e dell’armonia.

Per lui il rigore delle forme rappresentava una risposta al caos. La geometria diventava un rifugio. Ora torna indietro attraversando la sala precedente e raggiungi la terza e ultima sala della mostra. Qui troverai la Sezione 4, intitolata La pittura decorativa: maschere e Commedia dell’arte.

Alla base del pannello informativo è presente un QR code. Scansionalo per ascoltare il contenuto del pannello.

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